Le micorrize rappresentano una componente vitale dell’ecosistema del suolo, spesso trascurata ma determinante per la salute delle piante. Il termine “micorriza” deriva dal greco mykes (fungo) e rhiza (radice), e indica precisamente la simbiosi tra funghi e radici delle piante.
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Micorrize e funghi micorrizici
È importante chiarire che mentre i funghi micorrizici sono gli organismi fungini che partecipano a questa associazione, le micorrize sono la struttura simbiotica risultante dall’unione di questi funghi con le radici vegetali.
Questa simbiosi si sviluppa quando le ife fungine, sottili filamenti microscopici, si collegano alle radici delle piante ospiti. Non si tratta di un’associazione casuale, ma del risultato di un processo evolutivo lungo milioni di anni, durante il quale entrambi gli organismi hanno sviluppato meccanismi per trarre vantaggio reciproco dalla loro interazione.
Tipi di micorrize
Esistono diversi tipi di associazioni micorriziche, ciascuna con caratteristiche strutturali e funzionali specifiche:
- Endomicorrize (o micorrize arbuscolari): le più comuni in natura, dove le ife fungine penetrano all’interno delle cellule corticali delle radici, formando strutture caratteristiche chiamate arbuscoli e vescicole. Queste micorrize sono particolarmente diffuse nelle piante da orto e nelle colture agricole.
- Ectomicorrize: in questo caso, le ife fungine formano un mantello attorno alle radici e si insinuano tra le cellule corticali senza penetrarle, creando la cosiddetta “rete di Hartig“. Questo tipo di micorriza è tipico delle piante forestali come querce, faggi e pini.
- Ectoendomicorrize: una forma intermedia che combina caratteristiche di entrambi i tipi precedenti.
Il meccanismo di funzionamento della simbiosi micorrizica
Il modo in cui operano le micorrize è realmente affascinante. Le ife fungine si estendono considerevolmente oltre il sistema radicale della pianta ospite, ampliando in modo significativo la superficie di assorbimento. Questo permette alle piante di accedere a nutrienti e acqua che sarebbero altrimenti inaccessibili, con particolare riferimento al fosforo, elemento spesso presente nel suolo ma in forme non direttamente utilizzabili dalle piante.
Nell’orto, le piante che ospitano micorrize presentano una resistenza maggiore ai periodi di siccità. Questo fenomeno si verifica perché la rete di ife fungine riesce ad accedere a riserve d’acqua profonde, irraggiungibili per le radici. In cambio di questi benefici, la pianta fornisce al fungo composti carboniosi derivati dalla fotosintesi, stabilendo un equilibrio simbiotico ottimale.
I vantaggi delle micorrize nell’orto domestico
L’introduzione consapevole di funghi micorrizici nel terreno dell’orto porta con sé numerosi benefici. Si può verificare un miglioramento tangibile nella struttura del suolo, con una migliore aggregazione delle particelle che favorisce l’aerazione e il drenaggio. Questo crea un ambiente radicale più sano e riduce i problemi legati ai ristagni idrici.
Le piante che ospitano micorrize mostrano inoltre una maggiore capacità di resistere ai patogeni presenti nel suolo. Le ife fungine creano una barriera fisica che ostacola l’ingresso di organismi dannosi e attivano i meccanismi di difesa naturali della pianta. Nell’orto, le colture micorrizate necessitano di meno interventi fitosanitari e mantengono una produttività più costante nel tempo.
Dove acquistare le micorrize
I prodotti a base di micorrize non sono di facile reperibilità nei negozi specializzati, per questo motivo è più semplice acquistarli online, questo è uno dei più apprezzati:
Concimi biologici arricchiti con micorrize
Esistono in commercio alcuni concimi biologici arricchiti con funghi micorrizici, tra questi vi è il Brave Crescita Sana, oggetto di un test nel mio semenzaio di quest’anno e che sta iniziando a dare risultati molto interessanti.
Come promuovere lo sviluppo delle micorrize nel terreno
Per creare un suolo ricco di micorrize, è essenziale adottare pratiche di coltivazione che rispettino l’ecosistema del terreno. La limitazione delle lavorazioni profonde è fondamentale (come ad esempio la coltivazione NO DIG), poiché l’aratura intensiva danneggia la rete di ife fungine. È consigliabile adottare tecniche di lavorazione minima, concentrando gli interventi meccanici solo sulla superficie del suolo.
L’utilizzo di compost maturo o humus di lombrico rappresenta un’altra strategia efficace per aumentare la popolazione di funghi micorrizici. Il compost contiene spore fungine e offre condizioni ideali per il loro sviluppo. Integrare il compostaggio nella gestione dell’orto può portare a risultati evidenti in termini di fertilità del suolo e vigore delle piante.
Tecniche di inoculazione dei funghi micorrizici
L’inoculazione diretta di funghi micorrizici può velocizzare la colonizzazione delle radici, particolarmente in terreni impoveriti o sottoposti a stress. Esistono diverse metodologie di inoculazione, dalla miscelazione di prodotti commerciali specifici nel terreno di semina, all’applicazione di preparati liquidi durante il trapianto.
I risultati più efficaci si ottengono quando l’inoculazione viene abbinata a pratiche di gestione sostenibile del suolo. Le piante trattate con inoculi micorrizici dimostrano un attecchimento più rapido dopo il trapianto e una crescita più vigorosa nelle fasi iniziali di sviluppo, caratteristiche particolarmente rilevanti per garantire raccolti abbondanti nell’orto.
L’inoculazione delle micorrize, nelle piante da orto, consiste nel versare pochi grammi (a seconda delle dosi riportate nella confezione) nella stessa buca ove verrà trapiantata la piantina, a contatto con le radici.
Micorrize e pratiche sostenibili nell’orto
L’integrazione delle micorrize nella gestione dell’orto rappresenta un passo concreto verso pratiche agricole più sostenibili. La maggiore efficienza nell’utilizzo dei nutrienti consente di diminuire l’apporto di fertilizzanti chimici, con vantaggi economici e ambientali. Nell’orto si possono progressivamente ridurre le concimazioni, mantenendo produzioni adeguate grazie all’attività delle micorrize.
La biodiversità del suolo, favorita dalla presenza di micorrize, contribuisce alla resilienza dell’ecosistema dell’orto. Un terreno biologicamente attivo resiste meglio alle variazioni climatiche e ai fenomeni erosivi. L’esperienza conferma che investire nella salute del suolo attraverso la promozione delle micorrize si traduce in un orto più produttivo nel lungo termine.
Piante che beneficiano maggiormente delle micorrize
Alcune piante traggono particolare vantaggio dall’associazione con funghi micorrizici. Le solanacee come pomodori, peperoni e melanzane mostrano una crescita più robusta e una produzione più elevata quando le loro radici sono colonizzate da micorrize. Anche le cucurbitacee come zucchine e cetrioli rispondono positivamente, sviluppando sistemi radicali più efficienti.
Le leguminose rappresentano un caso interessante: oltre alla nota simbiosi con batteri azotofissatori, possono stabilire efficaci relazioni con funghi micorrizici, potenziando ulteriormente la loro capacità di nutrirsi. Nell’orto, fagioli e piselli coltivati in presenza di micorrize hanno mostrato una vigoria superiore e una maggiore resistenza agli stress ambientali.
È importante sottolineare che non tutte le piante formano micorrize: alcune famiglie come le Brassicaceae (cavoli, broccoli, ravanelli) e le Chenopodiaceae (spinaci, barbabietole) tendono a non stabilire queste associazioni o lo fanno in misura ridotta.
Conclusioni
Le micorrize costituiscono una risorsa preziosa per chi desidera sviluppare un orto produttivo su un suolo fertile e vitale. La loro azione discreta ma efficace supporta le piante durante tutte le fasi di crescita, migliorando l’assorbimento dei nutrienti e la resistenza alle condizioni avverse. Rispettare e favorire questi organismi microscopici può portare a raccolti più abbondanti e sostenibili.
Prendersi cura delle micorrize significa adottare un approccio integrato alla gestione dell’orto, dove ogni intervento viene valutato anche in base al suo impatto sulla vita del suolo. L’investimento in pratiche che promuovono questa simbiosi naturale viene ampiamente ripagato dalla riduzione degli input esterni e dal miglioramento generale della fertilità del terreno.
Buon Orto!
